FUCKTOTUM
Serata al Metarock, serata comunista, concerto gruppo cover CCCP – Fedeli alla Linea, anche se la linea non c’è. Anche se Giovanni Lindo si dice cattolico.
I musici sono giovani, di quelli con i capelli strani, più strani di come li avevo strani io. Un po’ di dread, un paio di rasature teutoniche, spalline quadre, pettoralini accennati da pulcino, pochi peli. Non ci riusciranno mai.
Iniziano di buona lena, le chitarre sono facilmente aggiornabili, il cantante scimmiotta una la salmodiata in maniera a tratti convincente.
La funzione catartica del concerto è ciò che davvero mi interessa: quando la cadenza del basso e della batteria iniziano a suggerirmi che "sono una terapia", una terapia che poi non verrà, inizia il mio viaggio nel tempo. Il riflettore del "senno del poi" illumina la fronte e cado all’indietro.
sono una terapia sono una terapia sono una terapia sono una terapia sono una terapia sono una terapia sono una terapia
Ricordo il sole cinematografico degli anni ottanta che proiettava questa luce quasi artificiale, ma allo stesso tempo molto morbida e calda, delle estati degli 80. In quel momento ancora non ero arrivato al fatto MJ (Micheal Jackson), riuscivo a malapena a capire che nella vita si ha bisogno di soldi se si vuole ascoltare "The Final Countdown" degli Europe. Il jukebox sa essere spietato con chi non tiene diinero.
Sara, mia cugina, l’ho sempre considerata un alieno: siamo cresciuti assieme, è stata il mio primo riferimento interpersonale, ma non ho mai capito cosa le passasse per la testa. Mi è sempre sembrato che facesse le cose secondo un criterio che mi era totalmente sconosciuto. Già, ora che ci penso: era una donna!
"l’hai sentita quella canzone da discoteca che dice di continuo ‘terapia terapia terapia’… l’hai sentita? E’ ganza!"
No.
(che buffo: oggi come oggi le terapie io dovrei farle agli altri e lei dovrebbe riceverle… ma il mondo va al contrario…)
Nell’anno 1988 compro l’agenda scolastica di TUTTO, rivista forse musicale, forse del filone di TV sorrisi e canzoni, forse diretta da Red Ronnie. Le facce dei cantanti di spicco di quelle pagine mi facevano sognare un mondo più esplicito e più grande. Più Fico. L’avevo presa per l’articolo su Madonna e su Nick Camen. Diciamolo: più Nick Camen che Madonna. Di Madonna mi sarei appassionato successivamente con l’epoca "Erotica", dove ella si faceva sparare dentro a delle tutine-body che mettevano in evidenza le forme del seno.
Tra quelle, i Righeira, Antonella Ruggero, la foto di quattro folletti magri. Mai letto il piccolo articolo su di loro: avevo solo preso queste lettere per scrivere "Col Cavolo Che Perdiamo", battuta mutuata da uno sketch di Drive In dove Rambo D’Angelo sfidava il drago russo, Ezio Gregio.
Poi per me era l’URSS al massimo. E il muro di Berlino? Mah…
Cosa resterà di questi anni ottanta…
Passano mille anni, si cambiano le case, cambiano i tempi, cadono i muri, i governi, muoiono i partiti, muore Freddy Mercury, finiscono le medie, si sfibrano i nastri delle greatest hits…
Vado a lavorare in concia per due mesi: la concia è come l’uomo nero nelle favole, è il peggio del peggio del lavoro che puoi trovare nella zona. Ci vado per mettermi a suonare con Lupo: un ciccione rasato con maglietta satanica con la faccia da sgozza gatti. L’avevo già visto Lupo: era seduto (e sudato) per terra al Liceo, nella stanza dei rappresentanti di classe (la piccionaia), e nel mentre che tutti mi prendevano per il culo perché avevo (giustamente) notato le enormi tette di una di quinta (in tutti i sensi), lui fumava sigarette e mi guardava malissimo da sotto le sopracciglia e da dietro occhialacci con montatura nera, laddove la sigaretta affoga in uno sdegnoso maligno ghigno sogghignante. Mi guardava male ma non mi vedeva: mi fantasticava a piediingiù. Massima sorpresa vederlo arrivare alla stanza del prete e portare la rivoluzione nelle menti di questi piccoli bimbi di provincia!
E le sigarette…
E "divergenze e affinità…"

La sua vespa marcia ginnicamente appoggiata all’asfalto vibrava esattamente la nota di inizio di Emilia Paranoika… da quel momento mischiare Elio, CCCP e Gen Rosso sarebbe stato più facile di quel che si potrebbe pensare.
Annarella poi. Facilmente e banalmente ce se ne innamora.
Pic Nic sul laghetto vietato, il cestino di vimini perfetto come quello dei film, con le trine. Plaid. Walkman con due piccole casse: lasciami qui lasciami stare lasciami così.
"Dai… "
"Ma mi vergogno… poi non so se lo voglio fare… e se poi lo faccio male…"
"Beh vabè dai non ti voglio costringere…"
"Senti io lo faccio ma tu non devi guardare…"
[...]
"Come era?"
"Mah… Non ho sentito niente… non è che potresti…"
"…"
Non dire una parola che non sia d’amore…
Le sere passavano all’EASY, tra i cappotti di Frid, la Blus Machine Band, gli Anhima, le birre degli altri, l’angolo del palco da dove guardare i concerti, surf in iu es ei, Mac che sbocca pizza gatto e funghi, le sigarette degli altri, Gilberto che balla i Rage Against, io che corro saltando in mezzo alla pista per gridare che "se fossi un figliol prodigo avrei un vitello grasso". Pugno alzato, fronte molle, cuore in gabbia, solitudini collettive. Solitudini lievi. Solitudini sudaticce.
Quelle atmosfere non erano poi così diverse da queste qui al Metarock. Luci spezzate azzurre.
Forse sono solo diverso io. O forse no. Forse sono solo invecchiato. Forse. O forse no. forse mi sono perso ad Istambul e non mi trovano più.
Quante immagini per un solo concerto…
Certo non è merito dei Fucktotum, il merito è dei CCCP… però i ragazzetti se la cavano bene.