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sabato, 17 maggio 2008

L’ablazione, L’odore di mio nonno e la spina nella zampa del leone

Ho fatto la pulizia dei denti, ablazione la chiamano. Ablazione. Da qualche anno mi si è formata come una specie di tasca tra dente e dente fra due molari superiori destri, e quando è libera dal tartaro ci finisce il cibo, infatti sono anni che oramai mastico dall’altra parte.

Sono due giorni di fila che non faccio che lavarmi i denti in modo forsennato perché pare proprio che che stavolta ci si sia infilato un elefante: dentifrici vari, filo interdentale, collutorio in dosi massicce. Niente. Le gengive iniziano a dolorare, il dente è come se crescesse, come se si rialzasse e duole.

Stasera vado al cinema per persone depresse, mentre son lì che sto male per quasi tutti i personaggi del film, batti e batti con la lingua, succede qualcosa. Il residuo di cibo esce dalla tasca, come per volontà propria. Sento subito un esplosione di sapore in bocca. Come ciucciare l’orecchio di una carcassa di cane in putrefazione. Tosto caccio il dito in bocca e vado ad osservare la causa dei patimenti.
Un micron di carne, forse di bistecca, forse di ieri: un odore potentissimo e nauseabondo. Lo schicchero via alla velocità del suono.

Come la spina nella zampa del leone,  che una volta tolta, lo lascia rasserenato, così il mio dente nel giro di pochi minuti torna silente, lo spessore percepito per l’infiammazione cambia e si dissolve.

Continua il film più desolante della stagione. Giocherello con il filo della felpa Fruit che è venuto via dal cappuccio, e per caso sento un odore familiare, potentissimo. mi porto le dita al naso e sento un odore fortissimo che conosco: l’odore di mio Nonno. Fortissimo.

In un attimo si aprono mille cassetti dei ricordi: lui che piange quando gli telefono dall’irlanda, la sua faccia perplessa quando mia nonna raccontava per l’ennesima volta di quella tipa che quando erano giovani avevano presa in casa con loro perchè era povera ma che non contribuiva alle  spese, il cibo che si faceva cadere di bocca per farlo mangiare a Lola (la cagnetta), il giorno dei suoi funerali, gli ultimi sette anni di candela che si consuma a poco a poco, le sue lezioni di guida con monito colegato("eh presto sarai te a dover portare me in macchina).

L’odore che ricordo di lui è questo: l’alito di carne putrefatta. Un odore schifoso per davvero.

Però per un momento è stato bello riaverlo accanto nel buio della sala.
Ciao Nonno Tony

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lunedì, 20 agosto 2007

L’importante è giocare a biliardo, all’ americana, e avere le palle piene.

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giovedì, 19 luglio 2007

cane cane cane cane di dio nei denti.

mnnhnhnhnnnnnuà
cloppete cloppete clò

bruà
cia.com.stai?iobnsxoankTe!!!

cloppete cloppete yeah.

yeah.
ochèi.
ah-ah, mh-mh.

c’era una volta un re, che poi morì e non c’erano più re.
e c’era una volta un principe, che siccome non era azzurro allora morì.

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martedì, 7 novembre 2006

mah…
mi invitano a scrivere su un blog dell’associazione dentistica…
che c’è scritto…placca?!
è proprio una giornata strana